un manifesto fascista

Anti-democrazie e guerra

un legame strutturale

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il dato storico

non c’è dittatura senza guerre

È anzitutto un fatto storico la propensione all'aggressività guerrafondaia nei regimi non-democratici: si pensi alle due Guerre Mondiali,

  • scatenate la prima da regimi se non dittatoriali, certamente autoritari e comunque molto meno democratici degli attuali paesi dell’Europa occidentale,
  • e la seconda da regimi palesemente antidemocratici, come la Germania nazista, l’Italia fascista, e l’Unione Sovietica (si pensi al peso che ha avuto al riguardo il patto Molotov-Ribbentrop).

Non sarà un caso che nell'Italia fascista si chiamava Ministero della Guerra quello che nell'Italia repubblicana e democratica è stato chiamato un Ministero della Difesa.

la motivazione data da Kant

Kant ha avuto torto su molte questioni di carattere filosofico, ma almeno sulla politica e sui rapporti internazionali ha detto delle cose molto centrate.

La motivazione data da Kant è più che valida. Però spiega solo una parte del problema: ossia che cosa non impedisca alla anti-democrazie di puntare sulla guerra.

Resta da vedere l’altra parte del problema: che cosa le spinga alla guerra.

un motivo reale, ma non decisivo

distrarre il popolo

Si è spesso portato come motivo della aggressività delle dittature la necessità di spostare l’attenzione della gente dai problemi interni a qualche problema esterno, presentato come minaccia alla nazione o come occasione di orgogliosa espansione della propria potenza.

Non è che questo motivazione sia assente, anzi essa è pressoché universalmente presente nelle guerre intraprese dai regimi dispotici. Solo che non è certamente l’unica, e forse nemmeno la principale.

una questione di coerenza

esiste un inevitabile parallelismo tra politica interna e politica internazionale:
la violenza dell’una non può che propagarsi all’altra

Per inquadrare questo secondo aspetto, si potrebbe comunicare a dire che esiste un inevitabile parallelismo tra politica interna e politica internazionale: la violenza dell’una non può che propagarsi all’altra.

In politica interna infatti ogni dittatura che si rispetti è intrinsecamente violenta, perché consiste nel fatto che una parte si arroga il diritto di essere tutto. In una anti-democrazia una persona o un ristretto gruppo di persone si arrogano il diritto di dominare tutti gli altri. Arroganza e prepotenza sono essenziali alle dittature.

l’intrinseco legame con la menzogna

e la conseguente intrinseca inaffidabilità

un dittatore ha un intrinseco bisogno di manipolare i mezzi di informazione

Oltre alla violenza un regime dispotico è necessariamente nutrito di menzogna: perché per evitare che si diffonda un malcontento da cui potrebbe essere violentemente rovesciato, un dittatore ha un intrinseco bisogno di manipolare i mezzi di informazione, così da evitare che circolino notizie vere a lui sfavorevoli, e per diffondere invece notizie, per quanto false, che alimentino consenso nei suoi confronti.

E il ricorso strutturale e sistematico alla menzogna non può che rendere inaffidabile un regime anche sul piano dei rapporti internazionali, che richiedono, per essere davvero stabili e pacifici, reciproca lealtà e fiducia.

In effetti non è inutile notare come un presupposto filosofico delle dittature, almeno dalla Rivoluzione francese in poi, è la negazione che la ragione umana possa conoscere la verità, quindi una profonda sfiducia nella ragione. Dire ragione è dire dialogo. Quindi democrazia.

La dittatura, per sostenersi, ha bisogno che la gente non ragioni. Non almeno in modo critico, sulle grandi questioni del senso e dei valori (perché un uso strumentale della scienza, che pur è sua nemica, la dittatura se lo permette). La dittatura quindi non può che odiare la razionalità, che è sinonimo di senso critico: di quest'ultimo la dittatura non può che aver paura, perché tende a smontare l'inevitabile mole di demagogia e di menzogne di cui un tale regime ha bisogno per sostenersi.

Ora dove manca stima per la ragione, e la sua capacità di cogliere una verità che tutti possono riconoscere (universale), quindi stima per il dialogo, non resta che lo scontro. Cioè la guerra. La guerra dei proletari contro la borghesia (Marx e il comunismo). O la guerra delle nazioni proletarie contro le plutocrazie (i totalitarismi di estrema destra). O altre simili assurdità.

Questo viene spiegato in un’altra pagina, sulla inaffidabilità del particolarismo.

📚 Bibliografia essenziale

  • , La Russia di Putin (compra su IBS), Milano 2022[testo molto importante per capire come la Russia sotto Putin sia progressivamente regredita a una forma di (semi-)totalitarismo].
  • , Euxit. (compra su IBS). Uscita di sicurezza per l'Europa, Soveria Mannelli 2016.

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